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Pompei: di nuovo vino dopo 1992 anni, torna la vendemmia
October 13, 2001

Avellino - L'evento sta per compiersi: dopo 1992 anni, nella Pompei imperiale, torna la vendemmia. Negli orti e nei giardini della 'domus', nella citta' sommersa dal diluvio di fuoco e gas dell'eruzione del 79 D. C., tornera' la vita biologica grazie al progetto realizzato dal laboratorio di ricerche della Soprintendenza archeologica, diretto dalla professoressa Anna Maria Ciarallo, e dalla casa vinicola Mastroberardino. Mercoledi' 3 ottobre, nell'area localizzata all'interno delle mura, tra via dell'Abbondanza e la via del Castricio, in corrispondenza dell'antico vigneto situato presso la casa dell'oste Eusino, verranno raccolti i primi grappoli da avviare a vinificazione. I reimpianti di vitigni autoctoni di origine greca e latina hanno interessato un'area di un ettaro suddivisa in cinque siti, tra i quali il Foro Boario, la Casa della Fontana a Mosaico e quella della Nave Europa. La sperimentazione, nata da un'idea di Antonio Mastroberardino, comincio' due anni fa ed e' stata preceduta da una approfondita ricerca ampelografica (disciplina che studia e classifica le viti), che ha consentito di ricostruire, attraverso i dipinti e le testimonianze scritte di Plinio e Columella, le specie capostipiti dell'area vesuviana, la distanza tra le piante e la disposizione dei filari. Attraverso la rigorosa rilettura degli antichi impianti, sono state ricreate le condizioni in sito della viticoltura pompeiana urbana.


Photo Ronald E. Kenat - click to enlarge the image

La prima raccolta verra' posta in invecchiamento per un periodo tra i 18 e i 24 mesi, il minimo per la varieta' che e' stata sperimentata e l'impostazione che la casa vinicola di Atripalda (Avellino) intende dare al prodotto. Saranno circa 200 le preziose bottiglie. A regime, la produzione annuale dovrebbe arrivare a quota ottomila. La convenzione stipulata con la Soprintendenza affida alla Mastroberardino (l'azienda irpina, strutturata in forma di network, incentra la propria attivita' su undici tenute agricole per un totale di cento ettari di superficie e 200 ettari condotti con varie forme contrattuali per un fatturato nel 2001 proiettato verso i 30 miliardi di lire), la gestione dei siti per i prossimi 28 anni. L'accordo prevede che la commercializzazione sia a carico della Mastroberardino cui e' anche dovuto il pagamento di una royalty alla Soprintendenza. Il nome del vino di Pompei non e' stato ancora scelto ma si sta gia' lavorando alla definizione ''estetica'': la scelta della bottiglia, la carta dell'etichetta, la denominazione. Il progetto realizzato a Pompei costituisce in assoluto il primo modello che ha segnato il passaggio dalla sponsorizzazione all'investimento culturale, generalmente affidato a grandi gruppi industriali con elevato standing, che vede protagonista una piccola impresa del Mezzogiorno. Sulla scia del progetto Mastroberardino e grazie alle intervenute possibilita' legislative, a cominciare dal decreto Ronchey del 1994, sono nate nuove iniziative di partnerariato tese a restituire attivita' biologica al formidabile contesto archeologico di Pompei: un'azienda profumiera sta facendo rinascere gli antichi sentori che venivano utilizzati nella cosmetica di duemila anni fa mentre nell'area Torrese-Stabiese un altro gruppo irpino, quello degli Abate, sta realizzando nell'area dismessa dell'Italtubi il progetto Pompei Technworld grazie al quale verra' ricostruita una grande piazza con animazioni a grandezza naturale della vita nella citta' prima dell'eruzione. E' nato anche un laboratorio botanico, sotto la direzione della Soprintendenza, che lavora alla 'resurrezione' di tutte le piante presenti nella Pompei imperiale.

SCAVI POMPEI; PRIMA VENDEMMIA UVA PRODOTTA COME 2000 ANNI FA
Napoli - Dieci quintali di uva: questo il raccolto della prima 'vendemmia' fatta negli scavi di Pompei che riprodurra' fedelmente il vino di duemila anni fa. Tra una folla di curiosi e visitatori di tutto il mondo la vendemmia si e' svolta oggi su un ettaro di terreno, lo stesso usato dagli antichi pompeiani, nei pressi del Foro Boario. La produzione del vino pompeiano 'doc' e' frutto di una convenzione tra la Soprintendenza di Pompei e la casa vinicola campana Mastroberardino che firmera' le prime mille bottiglie destinate con gli anni ad aumentare di numero: la produzione a regime arrivera' infatti a 70 quintali d' uva nera. Due le qualita' reimpiantate nell' area archeologica: il Piedirosso, che rappresenta l' 80 per cento della produzione, e lo Sciscinioso per il restante 20 per cento. Quest' ultimo un e' tipo d' uva completamente scomparso dalle nostre coltivazioni.


Photo Ronald E. Kenat - click to enlarge the image

La vendemmia 2001 ha chiuso la prima parte degli studi del laboratorio di ricerche applicate della Soprintendenza, diretto dalla dottoressa Anna Maria Ciarallo, iniziate nel '95: parte della produzione e' infatti riservata allo studio che approfondira' le tecniche e i processi di vinificazione degli antichi pompeiani. La fase di invecchiamento del vino pompeiano durera' dai 18 ai 24 mesi. Ancora da decidere e' il nome e la destinazione delle prime bottiglie che saranno riservate ad occasioni ufficiali e donate a personalita' e capi di stato. La ricostruzione dei vigneti pompeiani e' scaturita dallo studio dei testi classici, da Plinio a Columella, e si e' basata anche sulla vasta iconografia pompeiana: grappoli d' uva e scene di vendemmia appaiono infatti nelle ville e nelle case piu' famose della citta' sepolta dalla cenere ed una ricostruzione in legno di un antico torchio e' ancora visibile nella celebre Villa dei Misteri. L' importanza del vino nella societa' pompeiana, secondo gli archeologi, fu certamente rilevante: molte sarebbero state le condizioni ottimali per la sua produzione come la vicinanza al mare con la possibilita' quindi di attingere acqua salata per la sterilizzazione delle anfore; poi il clima mite, la presenza di pini che producevano pece per la impermeabilizzazione dei contenitori. Gli antichi ponevano il mosto in domi interrati per la fermentazione. ''Naturalmente non e' possibile oggi riprodurre queste tecniche per la produzione spiega la biologa Ciarallo, che ha assistito alla vendemmia con il Soprintendente Pietro Giovanni Guzzo nella nostra ricerca abbiamo pero' ricostruito fedelmente gli antichi vigneti sia per quanto riguarda le qualita' d'uva sia la distanza tra le piante e la disposizione dei filari''.

 

2000-2007 LMB   -  Last Update: 15-lug-2007