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Historia Langobarda
Paolo Diacono

Intorno alla metà del VII secolo il regno longobardo conobbe una nuova importante fase espansionistica sotto Rotari (636-654), in direzione ovest (conquista della moderna Liguria e di parte del litorale toscano), est (distruzione di Oderzo) e sud (vittoria sullo Scultenna); e anche nel Mezzogiorno, qualche decennio più tardi, il duca di Benevento, Romualdo ingrandì il dominio longobardo. Ma Rotari, più che per le sue conquiste militari, o per il suo persistente arianesimo, è noto per aver promulgato nel 643 il primo codice di leggi scritte dei Longobardi, probabilmente alla vigilia della spedizione in Liguria (A). Di questo testo, conosciuto di solito solo per i suoi aspetti meno originali – quali la serie di norme legate al risarcimento di un danno fisico mediante un danno analogo inflitto al colpevole (D) – diamo qui anche il prologo (B) e l’epilogo (C), che chiariscono la natura profonda del corpo di leggi longobarde. Questo non era solo una compilazione astrattamente giuridica, ma costituiva anche il serbatoio del complesso delle tradizioni politiche, sociali e storiche della stirpe longobarda, conservate dalla memoria degli anziani – gli antiqui homines di cui si parla sia nel prologo che nell’epilogo – attraverso secoli di migrazioni. Non è un caso, quindi, che nei decenni immediatamente successivi al regno di Rotari all’editto fosse aggiunta, come ulteriore e più ampio prologo, l’Origo gentis Langobardorum, l’antichissima storia della migrazione che costituì poi una delle fonti della storia di Paolo Diacono.

Latino Italiano
(IV,42-45)
Langobardorum regnum Rothari genere Arodus suscepit. Fuit autem viribus fortis et iustitiae tramitem sequens, sed tamen fidei christianae non rectam lineam tenens, Arrianae hereseos perfidia maculatus est. Siquidem Arriani minorem Patri Filium, Spiritum quoque sanctum minorem Patri et Filio ad suam perniciem dicunt; nos autem catholici Patrem et Filium et Spiritum sanctum in tribus personis unum et verum Deum aequali potentia eademque gloria confitemur. Huius temporibus pene per omnes civitates regni eius duo episcopi erant, unus catholicus et alter Arrianus. In civitate quoque Ticinensi usque nunc ostenditur ubi Arrianus episcopus aput basilicam sancti Eusebii residens baptisterium habuit, cum tamen ecclesiae catholicae alius episcopus resideret. Qui tamen Arrianus episcopus, qui in eadem civitate fuit, Anastasius nomine, ad fidem catholicam conversus, Christi postea ecclesiam rexit. Hic Rothari rex Langobardorum leges, quas sola memoria et usu retinebant, scriptorum serie conposuit codicemque ipsum edictum appellari praecepit. Erat autem iam ex quo Langobardi in Italiam venerant annus septuagesimus septimus, sicut idem rex in sui edicti testatus est prologo.
Igitur Rothari rex Romanorum civitates ab urbe Tusciae Lunensi universas quae in litore maris sitae sunt usque ad Francorum fines cepit. Opitergium quoque, civitatem inter Tarvisium et Foroiuli positam, pari modo expugnavit et diruit. Cum Ravennantibus Romanis bellum gessit ad fluvium Aemeliae quod Scultenna dicitur. In quo bello a parte Romanorum, reliquis terga dantibus, octo milia ceciderunt. Eo tempore magnus Romae terrae motus factus est, magnaque tunc fuit inundatio aquarum. Post haec fuit clades scabearum, ita ut nullus potuisset mortuum suum agnoscere propter nimium inflationis tumorem.
Dum ista aput Langobardos trans Padum geruntur, Romualdus Beneventanorum dux, congregata exercitus multitudine, Tarentum expugnavit et cepit, parique modo Brundisium et omnem illam quae in circuitu est latissimam regionem suae dicioni subiugavit. Coniux quoque eius Theuderata eodem tempore foras muros Beneventanae civitatis basilicam in honore beati Petri apostoli construxit; quo in loco multarum ancillarum Dei coenobium instituit.
Assunse il regno Rotari, della stirpe degli Arodi. Fu uomo di grande forza e seguì il sentiero della giustizia, ma non tenne la retta via nella fede cristiana e si macchiò della perfidia dell’eresia ariana. Perché gli Ariani sostengono, a loro rovina, che il Figlio è minore del Padre e che lo Spirito Santo è minore del Padre e del Figlio; invece noi cattolici professiamo che il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo sono un unico e vero Dio in tre Persone, con uguale potenza e stessa gloria. Ai suoi tempi in quasi ogni città del suo regno c’erano due vescovi, uno cattolico e l’altro ariano. Ancor oggi nella città di Ticino si mostra il luogo dove aveva il battistero il vescovo ariano, che risiedeva presso la basilica di Sant’Eusebio, pur essendo presente in città anche il vescovo della Chiesa cattolica. Tuttavia il vescovo ariano di Ticino, di nome Anastasio, si converti alla fede cattolica e resse poi la Chiesa di Cristo. Il re Rotari redasse in una serie di articoli scritti le leggi dei Longobardi, che si conservavano solo attraverso la memoria e l’uso, e ordinò di dare al codice il nome di Editto. Era ormai il settantasettesimo anno da quando i Longobardi erano venuti in Italia come attesta il re stesso nel prologo del suo Editto.
Il re Rotari, dunque, conquistò tutte le città dei Romani poste sulla costa, da Luni nella Tuscia fino al confine con i Franchi. Ugualmente prese e demolì Oderzo, che si trova tra Treviso e Cividale. Combatté contro i Romani di Ravenna presso il fiume dell’Emilia che è chiamato Scultenna. Nella battaglia caddero, dalla parte dei Romani, ottomila uomini e il resto volse la schiena in fuga. In quel tempo a Roma ci fu un grande terremoto e anche una grave inondazione, seguiti da un’epidemia di scabbia così forte che nessuno poteva riconoscere i propri morti per il loro spaventoso gonfiore.
Mentre avvenivano questi fatti tra i Longobardi al di là del Po, Romualdo, duca dei Beneventani, riunito un grande esercito, espugnò e prese Taranto e, allo stesso modo, sottomise al suo dominio Brindisi e tutta la vastissima regione circostante.
Sua moglie Teuderada, in quello stesso tempo, costruì fuori delle mura di Benevento una basilica in onore del beato apostolo Pietro e vi istituì un cenobio con molte ancelle di Dio.

 

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