La Copertura dello Scudo (segue)

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Sopra l'umbone è stata usata una differente pelle, colorata di blu per creare contrasto a livello estetico. Da notare che nelle cuciture dell'umbone e intorno ad esso, è stato tenuto conto del criterio "sopra-sotto" per favorire l'eventuale scivolamento della pioggia.
In prossimità dei 4 nodi è stato necessario aggiungere un rinforzo in cuoio da 2 mm per irrobustire la presa. Infatti al primo tentativo di stringere la presa sullo scudo si è determinato uno strappo nella pelle di capretto.


Da sinistra: fig.8 dettaglio dell'umbone; fig.9 particolare del rinforzo in cuoio.


Fig.10. Lo schema dell'aggancio senza l'uso di nodi o fibbie.

Per le chiusure della fodera una volta arrotolata è stato adoperato un sistema abbastanza comune, di cui tuttavia non ho notizie in campo romano, ma mi è sembrata la soluzione più pratica per non adoperare fibbie aggiuntive, che avrebbero aggiunto ulteriore peso, oppure lacci per fare nodi.


Da sinistra: fig.11 alette di aggancio applicate sulle cinghie;  fig.12 dettaglio della chiusura; 
fig 13 insieme della fodera una volta arrotolata e allacciata.


Da sinistra: fig.14 targhetta di identificazione con ornamenti evocativi;  fig.15 pennellatura di olio di visone.

E' opportuno, oltreché filologico, apporre una targhetta identificativa che permetta di capire chi è il proprietario e a quale reparto appartiene. Nell'esempio ho inserito alcune raffigurazioni magiche o evocative (un pesce ed una stella), uso molto comune in qualsiasi epoca oltre che in quella romana. L'apporre il proprio nome agli oggetti era un uso pressoché inevitabile all'interno di una grande organizzazione come una legione o una coorte.

Una volta terminate le cuciture occorre impregnare tutta la pelle con grasso idrorepellente anche allo scopo di renderla più elastica e meno soggetta a strappi. Il grasso che suggerisco è l'
olio di visone per le sue caratteristiche d'eccellenza, ma è possibile adoperare qualsiasi altro tipo di grasso, da comune grasso di foca fino agli olii vegetali, questi ultimi però tendono a irrancidirsi dando un odore sgradevole.
Quest'ultima operazione dovrà essere ripetuta di tanto in tanto per evitare che la pelle si secchi.

La realizzazione di un tegimenta così come è presentato in questa pagina richiede un tempo parecchio lungo. In particolare la cucitura del quadruplo strato ha richiesto un paziente lavoro anche per via della notevole quantità dei punti. La sola cucitura verticale centrale da richiesto quasi 7 ore. Nel complesso, l'intera fodera ha richiesto circa 35 ore di lavoro.
Dall'esperienza fatta mi sento di consigliare innanzitutto di lavorare con dei punti distanti tra loro 5-6mm contro i tre da me adoperati. Solo questo accorgimento ridurrà il tempo necessario almeno di un 30-40%. Inoltre consiglio, a chi non ha "tempo da perdere", di dimenticare la cucitura a 4 strati visto che anche quella a due tiene comunque bene l'acqua (con l'opportuno ingrassamento) e di certo questa copertura non è destinata ad essere usata se non per le poche uscite che un rievocatore compie ogni anno.

Link esterni

Sito di Mattew Amt
Sito di Florentius

 

1 - Caius Iulius Caesar - De Bello Gallico (2,21)
Temporis tanta fuit exiguitas hostiumque tam paratus ad dimicandum animus ut non modo ad insignia accommodanda sed etiam ad galeas induendas scutisque tegimenta detrahenda tempus defuerit.
2 - Per "reparto" si intende la centuria o la coorte, ad oggi, questo argomento, non è del tutto chiaro.

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